no. 49, September 2018

Art performing places

Edited by Gloria Bovio & Cristina Mattiucci

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From the earliest Dada and Futurist experiences, the performative arts have colonized the most  different places for more than a century, often exceeding museums and canonical art places – as was the case during John Cage’s first happening at Black Mountain College in North Carolina in 1952. On a global scale, performances often leave mainstream cultural institutions to territorialize in other public and private spaces: artists’ workshops, art galleries, apartments, public spaces of the city and open natural landscapes, re-defining the spaces and modulating through them the relationship between artistic action and the audience.

As Nicolas Bourriaud has highlighted in his work as critic and curator, performance points out the relational character of art, fostering cultural and social exchanges, and activating processes where the place can structure and at the same time be itself structured by artistic action.

Cultural production has become a key element in urban development strategies of the contemporary city. Urban governance strategies are increasingly paying attention to performing arts – happenings, performances by delegation or even contemporary theater, which is increasingly approaching performance art – as a tool for the exploration and transformation of spaces, raising the urban question also within the artistic debate.

For instance, Performa, the Biennale dedicated to performing arts that since 2005 has its headquarters in New York, supports a specific research on the issues of contemporary urban centers and the role of arts and artists in the socio-political contemporary context, where such problems emerge.

In the mutual – and sometimes ambivalent – definition that is generated between the subjects involved in performance and the spaces where it unfolds, it is possible to understand many questions and variations, expressed in very different ways ranging from avant-gardes and countercultures, to regime artists and cultural institutions.

Moving from these considerations, this call invites to investigate the relationship between space, performing arts and the public, exploring in particular the modalities and the purposes of this relationship, either through theoretical reflection or with the presentation of significant cases, trying to decline the topic on the basis of specific solicitations.

Here are open questions for contributors: How the places of performing arts have been changed over time? | What correlation exists between performing art and exploration / appropriation of urban space? | What do the places of performance become during and after the artwork? | What influence do the performing arts have on the audience’s perception of space?

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Sin dalle prime esperienze dada e futuriste, le arti perfomative hanno colonizzato da più di un secolo luoghi sempre diversi, uscendo spesso dai musei e dai luoghi canonici dell’arte. Come avvenne già durante il primo happening realizzato da John Cage nel Black Mountain College in North Carolina nel 1952, in vari contesti – su scala globale – le performance spesso escono dalle istituzioni culturali più mainstream e si realizzano in altri spazi, pubblici e privati: studi d’artista, gallerie d’arte, appartamenti, spazi pubblici della città e paesaggi naturali aperti, ri-definendone i tratti e modulando attraverso essi il rapporto dell’atto artistico con il pubblico.

Come Nicolas Bourriaud ha messo in luce attraverso la sua attività di curatore e critico, la performance fa emergere il carattere relazionale dell’arte, favorendo gli scambi culturali e sociali ed attivando processi in cui il luogo può diventare strutturante ed essere allo stesso tempo esso stesso strutturato dal momento artistico.

Nella città contemporanea in particolare, la produzione culturale è diventata un elemento sempre più centrale nelle strategie di sviluppo urbano. Si registra infatti nei processi di governance urbana una attenzione sempre più sostanziale per le arti performative – happening, performance per delega o anche teatro contemporaneo che spesso assume forme performative – come strumento o di esplorazione o di trasformazione degli spazi, legittimando per certi versi l’attualità della questione urbana anche all’interno del dibattito degli artisti e sull’arte.

Performa, la Biennale dedicata alle arti performative che dal 2005 ha sede a New York, sostiene – per esempio – uno specifico asse di ricerca che esamini i problemi dei centri urbani contemporanei e contribuisca a definire il ruolo delle arti e degli artisti nel contesto socio-politico contemporaneo ove tali problemi emergono.

Nella definizione reciproca – e talvolta ambivalente – che si genera tra i soggetti coinvolti nella performance e gli spazi deputati ad essa, è possibile tuttavia cogliere molteplici sfumature e tematiche, declinate in modo profondamente diverso da avanguardie e controculture, artisti di regime e istituzioni culturali.

A partire da queste considerazioni, questo numero invita ad indagare la relazione tra lo spazio (e), le arti performative e il pubblico, esplorando – in particolare – le modalità e le finalità di questa relazione, attraverso una riflessione più teorica o con la presentazione di casi significativi, provando a declinare la questione a partire da alcune più specifiche sollecitazioni.

Come si trasformano i luoghi delle arti performative? | Quale correlazione esiste tra la performing art ed esplorazione/appropriazione dello spazio urbano? | Cosa diventano i luoghi della performance durante e dopo l’opera? |Quale influenza hanno le arti performative sulla percezione dello spazio da parte del pubblico?

 

| Deadline | 20 August 2018

| Articles Length | 2,000 words

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| Information about the Journal | http://www.losquaderno.professionaldreamers.net/?page_id=2

| Information about the Editorial Process + Author’s Submission Checklist | http://www.losquaderno.professionaldreamers.net/?page_id=1082

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